Disturbi dell’attenzione e difficoltà di concentrazione: è colpa dello smartphone?

disturbi dell'attenzione

Disturbi dell’attenzione: ecco i problemi di concentrazione che derivano da usare troppo lo smarphone e dallo studiare al pc

Vuoi scoprire perché in questa guida vengono citati i disturbi dell’attenzione insieme a smartphone e pc?

Smartphone e tablet ti danno difficoltà di concentrazione e diminuiscono la tua capacità di vivere, crescere, comunicare. Non sappiamo esattamente quanto.

Soprattutto noi studenti possiamo subire danni quasi irreversibili al nostro metodo di studio, alla capacità di concentrarci e persino di memorizzare le cose più importanti.

Per cambiare questa situazione basterebbe porci qualche piccola regola, e nel Corso Base Gratuito MemoVia ne proponiamo tante e che funzionano.

Eccone 6 da mettere in pratica subito.

La difficoltà di attenzione e concentrazione potrebbe essere colpa dello smartphone e del pc

Ti capita spesso di camminare per strada digitando nel frattempo sul tuo smartphone un messaggio più o meno importante? Controlli con frequenza gli ultimi aggiornamenti dei social network, da mattina presto fino a sera, anche mentre stai facendo altro, per esempio quando dovresti studiare? Vai a dormire col telefono acceso? In compagnia di altre persone, magari a cena o al bar, vi riscoprite spesso tutti concentrati sui vostri schermi, o a fare foto al cibo, o a scorrere la bacheca dei social network?

Di certo stare costantemente attaccati agli schermi dei nostri smartphone e tablet di ultimissima generazione influisce di molto sulle nostre capacità di stare con gli altri, comunicare faccia a faccia, persino pensare… insomma, potremmo dire che diminuisce le nostre “intelligenze” (come le definisce Gadamer), in particolare quella sociale e verbale.

La Coca Cola sembra aver già trovato una soluzione:

© 2014 Coca-Cola Middle East

giovanni fenu

Università da incubo Il tuo metodo di studio è frustrante, lento e NON ti dà sicurezza? Non mollare...

Abbiamo 1000 giorni di lezioni gratuite: PDF Premium, test, Infografiche, Mega-guide  e video formativi.

Ma, al di là della genialità di questo video, abbiamo mai pensato a quanto veramente gli smartphone influenzano le nostre abilità di studenti e “mangiano” il nostro tempo?

Cosa c’entrano pc e smartphone con i disturbi dell’attenzione

In questi giorni di studio intenso mi sono imbattuto in un argomento che non amo particolarmente, i cosiddetti Disturbi Generalizzati dello Sviluppo.

La descrizione “su carta” di queste condizioni di forte sofferenza mi ha a suo modo affascinato e dato uno spunto per una riflessione inaspettata e a mio parere interessante.

Ti spiego da dove sono partito: il Disturbo Generalizzato di certo più comune e conosciuto, anche grazie ai numerosi film sull’argomento, è l’Autismo, un problema che si trasmette geneticamente (anche se al momento i geni responsabili non sono ancora stati identificati con precisione).

Esso influisce molto sulla vita della persona perché causa forti alterazioni nella capacità di comunicare, socializzare e per un repertorio ristretto, stereotipato e ripetitivo di interessi e di attività.

Abbiamo potuto apprezzare la grande interpretazione da Oscar di Dustin Hoffman di questa dolorosa patologia nel film Rain Man. Ricordiamo infatti che Raymond, il ragazzo  autistico da lui interpretato, aveva proprio le difficoltà appena accennate: viveva in modo separato da coetanei e adulti, sia estranei sia familiari; spesso non usava nella maniera giusta il linguaggio, se non per fare delle richieste o per avere soddisfatte le proprie necessità, aveva grandi difficoltà a elaborare, gestire e comunicare le emozioni; infine era molto rigido e aveva interessi ristretti, sempre gli stessi, non tollerando peraltro i cambiamenti.

Fermo un attimo: ma stai paragonando l’autismo con l’uso degli smartphone?

L’Autismo è qualcosa di molto serio, contraddistinto da un atroce senso di solitudine e sofferenza, la disperazione di vivere in una bolla dove solo ciò che è assolutamente e rigorosamente logico può avere senso.

Insomma, non ha nulla a che vedere con il comportamento di un amante della tecnologia, ne sono più che consapevole e non intendo urtare la sensibilità del lettore!

Perciò specifico: in questo articolo non si parla di ragazzi autistici bensì di come la descrizione di esso su di un libro di Psicologia mi abbia spinto a cercare nuovi modi di  descrivere il comportamento di un amante degli smartphone. Peraltro parlando delle persone affette da Autismo non bisogna mai parlare di intelligenza ma di diversa abilità.

Il mio è uno spunto di riflessione, un tentativo non di paragonare il disturbo Autistico o i disturbi dell’attenzione con l’uso degli smartphone (idea che sarebbe stupida, superficiale e insensibile, soprattutto per un genitore che dovesse leggere l’articolo) bensì di rileggere la descrizione di questi disturbi pensando a un telefono-dipendente.

La mia domanda è: potremmo forse in futuro usare le stesse frasi per descrivere la dipendenza da smartphone?

Tornando al nostro articolo e cerchiamo come si presenta un studente amante degli schermi da 7 pollici.

1. Riducono le nostre relazioni sociali, anziché aumentarle

Basta osservare per dieci minuti uno studente (e non solo) nel gruppo di coetanei per notare da subito quanto è isolato: è come se vivesse in un mondo separato rispetto agli adulti e persino gli stessi coetanei; lo sguardo è spesso lontano, estraneo, indifferente, impegnato a riflettere su cosa scrivere nel prossimo post o messaggio; anche quando è in compagnia, non perde occasione di tuffarsi nel suo smartphone alla ricerca dell’ultima frase, l’ultima notizia, l’ultimo pettegolezzo o scambio di battute divertenti, l’ultima emoticon o sticker.

Certo la sua capacità di prendere l’iniziativa e parlare con l’altro è molto ridotta, insieme al contatto oculare e corporeo: le persone impegnate in una relazione col proprio smartphone per forza di cose si guardano meno, si toccano meno, il loro contesto di riferimento non è il mondo esterno, è lo schermo.

In una situazione del genere stupirebbe se uno smartphone-dipendente non trovasse difficile capire le emozioni e i sentimenti altrui… ma fa di certo fatica ad ascoltare e comunicare anche le proprie, visto che la sua attenzione è tutta diretta verso lo schermo anziché verso se stesso.

2. Ci fanno parlare e gesticolare meno e peggio

Più di una volta hai avuto una grande sorpresa: mentre scrivevi un messaggio o una mail hai avuto la sensazione di aver in qualche modo dimenticato come si scrivesse quella parola (per esempio scuola, ognuno, specie, ecc., per non parlare di accenti, apostrofi e h).

A forza di scrivere digitando sulle tastiere invece di parlare o scrivere a penna, non solo la capacità di scrittura ma anche la comunicazione “a voce” si riduce e diventa sensibilmente più sgrammaticata, breve, ricca di errori e povera di termini e di immaginazione. Si usano sempre le stesse parole e frasi, e male.

Un tempo era “parla come mangi”, ora purtroppo è diventato “parla come scrivi”… e sugli smartphone non sembriamo certo degli amanti dell’Italiano!

Anche la comunicazione non verbale ne risente: se una mano (o entrambe) sono impegnate a digitare sulla tastiera, non possono funzionare come importante strumento di comunicazione, completando, sottolineando o sostituendo quello che viene detto a parole.

Addio alla famosa gestualità di noi italiani!

3. Si usano in modo stereotipato e ripetitivo

Vivere in un mondo in cui si usano due dita o poco più va di pari passo col fare sempre le stesse cose, gli stessi movimenti, con interessi ristretti e rigidità: è vero o no che riceviamo continuamente (fastidiosi) inviti a partecipare a qualche giochino o a provare qualche nuova applicazione?

Eppure tutti quei colori, quelle forme tondeggianti, quei suoni stimolanti sembrano divertirci e aiutarci a “passare il tempo”… e che dire delle notifiche? Come potremmo mai vivere senza?

Peccato che la nostra attenzione verso il mondo esterno (e soprattutto attività importanti quali il lavoro e lo studio) vada a farsi friggere, a favore della prossima partita!

La rovina dello studente è il calo del attenzione

Riassumendo potremmo dire che le caratteristiche descritte sono isolamento, difficoltà nel contatto oculare e corporeo, niente iniziativa nei rapporti, sguardo perso ed estraneo, difficoltà a capire le emozioni e sentimenti altrui e proprie. E ancora riduzione della comunicazione verbale e non verbale. Infine rigidità, interessi stereotipati, attività ripetitive, problemi di attenzione e concentrazione.

Il guaio è che molte di queste caratteristiche, come è normale, vanno in forte contrasto con le abilità che ogni studente dovrebbe avere per fare il suo lavoro in meno tempo, senza errori e perfezionando l’elaborazione e il ricordo di quanto studia:

  1. attenzione e concentrazione sono ovviamente fondamentali per entrare in “flusso” e studiare le cose importanti in poco tempo e senza troppa fatica;
  2. la comunicazione verbale e non verbale sono importanti sia mentre elabori quello che studi, cercando di capirlo a fondo, sia mentre parli col docente:
  3. la rigidità e ripetitività vanno a danneggiare la flessibilità, che è necessaria per strutturare bene le cose che studi in un tutto organico senza seguire troppo l’ordine di presentazione del libro.

Sembra scontato ma per liberarsi da ciò che smartphone e tablet stanno facendo alla nostra mente… basta esercitarsi a ritornare esseri umani veramente capaci di parlare, stare insieme, e soprattutto studiare. Prova per esempio:

Il buongiorno si vede dal mattino

La mattina appena svegli, invece di accendere e controllare il telefono come prima cosa, forzati a fare qualcos’altro: apri la finestra e guarda il mondo, preparati e fai colazione, fai dell’esercizio fisico. Sforzati di accenderlo solo dopo un po’ di tempo e solo quando diventa indispensabile (es. se lo usi per lavoro), e allunga progressivamente questo tempo di libertà fino a raggiungere un piccolo traguardo: il primo giorno 10 minuti dal risveglio, il secondo 15, il terzo 20, e così via.

Concediti due, al massimo tre, accessi ai social network al giorno, ovvero decidi che controllerai le notifiche, commenterai e risponderai ai messaggi solo in orari prestabiliti, ad esempio alle 11:00, alle 14:00 e alle 22:00; durante il resto della giornata i social andranno ignorati.

Disturbi dell’attenzione: quando fai altro… fai altro

Mentre cammini per la strada evita di tenere il telefono in mano; mettilo in borsa o in tasca e tira su la testa, apriti al mondo, guarda il cielo, i palazzi, gli alberi, gli esseri viventi che popolano il posto in cui vivi.

Mentre studi e lavoro il telefono deve essere bandito. Come gli allievi del corso MemoVia in tutta Italia sanno bene, le distrazioni visive e uditive provenienti dallo smartphone non aiutano certo né la concentrazione e l’attenzione né la continuità nel fare ciò che stai facendo e hanno effetti disastrosi su qualunque attività che sia più complessa di bere un bicchiere d’acqua!

Nel tempo libero leggi un libro, impara qualcosa, amplia i tuoi interessi e il ventaglio di attività che fai ogni giorno. Ciò che facciamo è ciò che ci definisce più di altra cosa… e francamente non saprei cosa raccontare di me se ho passato gli ultimi 5 anni a saltare da una schermata all’altra sul mio smartphone.

I disturbi dell’attenzione sono quando non stai davvero con le persone

Quando ti trovi in una situazione di gruppo lascia stare il telefono e per curiosità osserva tutti gli altri che lo stanno usando. Nel frattempo senti dentro di te la necessità crescente di usare anche tu il cellulare!

E’ come se, visto che lo stanno facendo tutti gli altri, per non sembrare troppo diversi dovessimo fare anche noi come loro! Dopo di che torna a guardarti intorno, nota tutte le persone che stanno digitando, col viso illuminato dalla luce del piccolo schermo.

Guardane la faccia e gli occhi, guarda il modo in cui sono seduti o stanno in piedi e si muovono… e preparati a una sorpresa di cui non ti svelo nulla… provare per credere!

Condividi questo articolo e la pagina di iscrizione al Corso Base Gratuito MemoVia con i tuoi amici, le persone a cui vuoi bene e che vedi spesso rinchiuse nella gabbia dello schermo.

E forse, col tempo, riscopriremo insieme la bellezza e profondità degli occhi l’uno dell’altra.

Pin It on Pinterest