Impara l’antica tecnica del Memory Palace (anche se te la spacciano per nuova)

la tecnica del palazzo mentale

Impara subito a usare la tecnica del Palazzo Mentale o Palazzo della Memoria

La tecnica del Palazzo Mentale è una tecnica che in Italia conoscono tutti. E se tu non la conosci ancora, be’ oggi impariamo a usarla. In una sola mega guida, a perfezione. E senza comprare libri e corsi.

Serve per studiare una lista di cose da ricordare in sequenza. Ad esempio la lista di cose da fare, o i punti salienti di un discorso.

Avrai spesso notato che nel libro gli elementi da ricordare sono spesso troppi. E se non usi un buon metodo come nel Corso Base Gratuito MemoVia, qualcuno te lo scordi sempre.

Questo perché il nostro cervello è bravissimo a elaborare, ma riesce a farlo con poche informazioni alla volta.

La tecnica che stiamo per imparare si chiama palazzo della memoria e potrebbe fare al caso tuo per alcune cose molto particolari.

Ti confesso che non è una tecnica modernissima, anche se molti tendono a spacciarla come chissà quale novità.

In Italia la insegnano (a caro prezzo) in praticamente tutti i corsi di memoria, live e online, da circa 20 anni. Ed è la stessa che trovi nei libri, che costano molto meno dei corsi ma la tecnica sempre quella è.

Qualcuno ti dirà addirittura che ti potrebbe far passare un esame ogni dieci giorni e diventare fenomeni. Ma non sono molto d’accordo con questo tipo di promesse.

Per questo motivo ho deciso di scrivere la mega-guida che stai leggendo. Insegno le tecniche di memorizzazione gratuitamente perché, secondo me, sono sopravvalutate, per imparare a usarle non hai bisogno di un corso: ti basta leggere fino alla fine.

Come funziona in teoria il Palazzo Mentale

Moltissimi mi scrivono perché vedono usare questa tecnica in alcune puntate di The Mentalist o Sherlock. Personalmente l’ho imparata da una vecchia pubblicazione De Agostini che si chiama Memo, Memoria e Metodo.

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La descrizione è pressappoco questa:

  1. Tu trasformi quello che ti serve ricordare in immagini.
  2. Subito dopo metti le immagini nella testa, collegandole a un posto tipo una casa o una strada
  3. Quando vuoi ricordare qualcosa, ti basta ritrovare la via per riavere tutte le informazioni di cui hai bisogno.

Con questo metodo Sherlock Holmes per esempio ha bisogno di entrare in uno stato di concentrazione e isolamento incredibile per ritrovare le info. Una cosa quasi magica.

Muove le mani come in Minority Report, fa scatti della testa come un epilettico e quando riesce a ricordare una cosa ha tipo delle scariche elettriche.

Patrick Jane in The Mentalist è più simpatico e modesto a mio parere, e sembra farne un uso realistico.

La tecnica così spiegata sembra fighissima. Avere a disposizione una stanza per ricordarti un capitolo sarebbe una mano santa. Però applicarla sui libri è un altro paio di maniche.

Blog italiani, libri in italiano, libri in inglese, li ho letti TUTTI e posso dirti con certezza assoluta che dicono tutti le stesse cose. Che è poi l’uso che ne faceva Cicerone stesso e che sto per insegnarti.

Cosa faceva Cicerone per ricordare i discorsi con la tecnica dei loci

Cicerone riusciva a parlare per ore senza consultare alcun appunto scritto. Per farlo aveva una sua strategia per ricordare la giusta sequenza degli argomenti da trattare nei suoi discorsi.

In pratica la tecnica gli serviva per ricordare l’argomento di ciascuna parte del discorso, e per il resto parlava “a braccio” su quell’argomento, da grande oratore che era.

Pensava ad un tragitto: quello da casa al foro, quello dal senato alle terme, e così via. Percorsi abituali di cui ricordava senza sforzo oggetti e cose inconfondibili.

In ciascuno di questi luoghi (“loci” in latino significa appunto luoghi) c’era un particolare unico, a cui associava un oggetto (un’immagine quindi) che gli ricordasse l’argomento da trattare.

Dopo aver scritto un discorso lo suddivideva in più parti e ne inseriva ognuna in un luogo (il tetto rosso di una casa, una colonna particolarmente bella, un albero ricurvo, ecc.), fino a finire il discorso. Dopo faremo un esempio pratico.

Così facendo, al momento di fare il suo discorso, gli bastava ripercorrere mentalmente il percorso per ricordare gli argomenti nel giusto ordine.

In pratica usava le immagini, che gli rimanevano impresse, e poi le metteva in un posto preciso, così sapeva dove andare a cercarle.

Senza un ordine invece le informazioni sarebbero rimaste tutte alla rinfusa e quindi difficili da trovare.

Palazzo della memoria: vediamo come usare la più antica delle tecniche di memoria

Per prima cosa, devi scegliere un percorso lineare, i luoghi che utilizzerai devono essere consecutivi.

Non c’è bisogno di “uscire di casa”, puoi anche usare le stanze della tua casa (nell’ordine in cui si trovano ad esempio camminando dall’ingresso verso l’interno), e i diversi oggetti di ogni stanza, usandoli in ordine logico (facciamo caso, partendo dalla porta in senso orario).

Mi raccomando scegli loci degni di nota, quelli con i particolari più vivi, più emozionanti.

Ad esempio, se scegli il percorso casa-ufficio, un luogo-chiave può essere la panetteria da dove viene fuori un profumino delizioso, o al contrario quel cassonetto che, pieno o vuoto, emana sempre una puzza orribile! Così avrai un buon numero di “ganci” mentali, che non avresti scegliendo dettagli di poco conto tipo un albero qualsiasi o un marciapiede.

La seconda fase per applicare la mnemotecnica dei loci è controllare ciò che devi memorizzare, facendo una lista degli argomenti da trattare: dividi il lavoro in parti, identifica le parole chiave, stabilisci gli elementi da mantenere a memoria che trasformerai in immagini.

Una volta fatti questi importanti passi preparatori, si può cominciare ad associare intensamente le immagini relative ai punti da memorizzare ai loci, nel giusto ordine prestabilito.

Come costruire un palazzo mentale col metodo dei loci

Ho letto tutti i siti e i libri sul palazzo mentale. Spesso propongono esercizi molto complicati, basati sulla visualizzazione e sulla memoria fotografica (che tra l’altro non esiste in realtà).

Così ho pensato di partire da un esempio molto semplice, per capire insieme il meccanismo di questo metodo mnemonico.

Immagina di voler memorizzare le 5 articolazioni della colonna vertebrale:

  1. atlo-occipitale
  2. atlo-epistrofeica
  3. intervertebrale
  4. sacro-vertebrale
  5. sacro-coccigea

Come tutte le tecniche di memoria, anche il palazzo mentale si concentra sul trasformare le parole astratte e difficili dei tuoi esami in cose più concrete e facili da ricordare.

Dopo averle trasformate, il palazzo mentale prevede di posizionarle nei rispettivi luoghi che hai scelto, così hai:

  1. un ordine mentale in cui recuperarle
  2. degli “indizi” che ti aiutano a ricordare

Il palazzo mentale in realtà è un qualunque luogo fisico: per esempio casa tua

Useremo la tua casa per memorizzare l’elenco, cercando di creare immagini divertenti e strane.

  1. Quindi scegliamo subito 5 oggetti precisi della casa a cui legare le cose che vogliamo ricordare.
  2. Mi raccomando, che questi oggetti in casa siano precisi, altrimenti ti confondi, e che siano in un certo ordine, per esempio vedili dall’ingresso fino alla camera da letto.
  3. Puoi scegliere tutti gli oggetti che vuoi in ogni stanza, certo è che se sono troppi (più di 10 per stanza) o molto simili tra loro (le matite nel temperamatite) potresti confonderti.

Davanti alla porta d’ingresso del nostro palazzo della memoria vedi una bicicletta Atala che ti impedisce di entrare (atlo-occipitale)

Poi apri la porta, sei nell’ingresso e vedi che lo specchio appeso al muro sembra un grosso apostrofo (atlo-epistrofeica)

Sul soffitto, al posto del lampadario, è appesa una bandiera dell’Inter (intervertebrale)

Ti dirigi subito in bagno perché ti scappa. Ma stranamente ci trovi appeso un crocifisso (sacro-vertebrale)

In cucina è caduto un piatto e ci sono i cocci dappertutto (sacro-coccigea)

Ora ripensa alla casa dalla porta d’ingresso in poi e ti ricorderai le 5 articolazioni.

Il Palazzo mentale si chiama anche “castello della memoria” perché è roba vecchia?

La tecnica del palazzo mentale che abbiamo visto è probabilmente la più antica mai formulata, si chiama tecnica dei loci ciceroniani, usata nel 2000 avanti Cristo dal celebre filosofo latino Marco Tullio Cicerone.

Anche se è nata ben prima che la scienza cominciasse a studiare il funzionamento del cervello umano, è una tecnica interessante per memorizzare e ripetere discorsi o imparare dati in sequenza.

Senza prendere appunti, senza scrivere niente, ma tenendo tutto a mente.

Questo perché sfrutta la capacità umana di notare e ricordare velocemente le caratteristiche degli ambienti che visitiamo per la prima volta (la casa di un amico, un nuovo locale) e persino gli oggetti e mobili presenti in essi.

Oltre a Cicerone, la usavano Giordano Bruno e pure Pico della Mirandola (che aveva imparato tutta la Divina Commedia a memoria), Seneca (capace di ricordare 2000 nomi in ordine) e tanti altri mnemonisti.

“Giovanni ma se è così famosa e la usavano i Grandi, perché sei tanto critico con queste tecniche?”

Il palazzo della memoria serve per i titoli. Ma il resto?

Devi capire subito una cosa: il volume di informazioni che una persona riceveva ad esempio nel 1300 in tutta la vita era pressappoco quello che tu oggi ricevi usando il tuo smartphone durante una sola giornata.

Capisci che la proporzione è impossibile: il palazzo della memoria serviva proprio perché le cose da ricordare durante tutta una vita erano relativamente poche.

Pico della Mirandola aveva potuto dedicare anni a memorizzare tutta la Divina Commedia, tutte le sue energie fisiche e mentali per decine di anni.

Tu devi studiare per un esame almeno 1000 volte quello che ha dovuto studiare lui in tutta la vita.

E infatti guarda caso nei vari corsi ti fanno ricordare col palazzo mentale solo, ad esempio:

  • i TITOLI dei capitoli
  • le PAROLE che dovrebbero ricordarti gli argomenti (es. di cosa parla un articolo di codice, ma non l’articolo stesso, ovvero quello che devi ricordare!)
  • liste di PAROLE

Ovviamente, non è come studiare per un esame.

Il palazzo mentale sfrutta meglio il cervello?

No.

Il cervello funziona benissimo, le tecniche di memoria come il palazzo mentale danno solo una mano perché si basano su cose che sappiamo fare davvero bene.

Per esempio abbiamo una buona memoria spaziale, ricordiamo facilmente posti, percorsi e disposizione di oggetti nelle stanze. Così gli amanti delle tecniche di memoria hanno pensato di usare questa capacità per facilitare il compito nello studio.

L’idea come abbiamo visto è quella di legare le cose da ricordare ai posti o agli oggetti, in modo creativo e che colpisca l’immaginazione. Così è più facile ricordare appunto.

Il problema?

Usare il palazzo mentale ti richiede uno sforzo cognitivo terrificante. Ecco perché

Per usare il palazzo mentale i vuole un sacco di tempo

Creare immagini, legarle tra loro o ai luoghi nella stanza, è un procedimento che affatica molto e, per fare le cose davvero bene, richiede molti minuti.

Non quanti ne richiede studiare coi metodi tradizionali, ma comunque tanti.

In aggiunta, alcune informazioni si trasformano e “posizionano” più facilmente, per altre la cosa si fa più complicata e… ti blocchi!

Pensa questo: i nomi delle ossa del piede, i numeri delle leggi nei Codici, le sequenze di date, a volte si trasformano più facilmente, a volte no. Certe parole sono proprio complicate.

Così vai in “deficit di fantasia”, ti scocci e molli tutto. Mentre studi non è sempre facile essere creativi, motivati e positivi!

Il palazzo mentale consuma tantissime energie

In realtà questo succede in qualunque modo tu decida di studiare. Anche col leggi e ripeti, dopo un po’ ti affatichi e non riesci più a studiare alla stessa velocità.

Pensa che questo fenomeno è stato descritto da William James nel 1980 nel libro “Principi di Psicologia”. Insomma è molto conosciuto.

James aveva notato che se provava a studiare una poesia impiegava circa 1 minuto a verso. Se poi studiava anche un romanzo sempre a memoria, e infine tornava a studiare la poesia, i tempi di memorizzazione si allungavano, proprio perché il cervello era stanco!

E’ per questo che diciamo sempre di fare tante pause. Dopo un po’ il cervello si affatica. Col leggi e ripeti, i riassunti, il palazzo della memoria, è inevitabile. Tuttavia il palazzo mentale consuma…

Il palazzo mentale ti incasina… la memoria stessa!

Ci sono mnemonisti che, alle gare di memoria, ricordano mazzi di carte, numeri lunghissimi, termini a caso, formule, anche a 70 anni.

Ma sono procedimenti meccanici, come hai capito. Ed è un po’ come dire che a 70 anni si sanno ancora lavare i denti, o sanno andare in bicicletta.

Studiare però è una cosa diversa, e le tecniche di memoria la “consumano”. Trovare immagini, loci e collegamenti creativi sempre nuovi, col passare del tempo diventa talmente faticoso che molli tutto e ricominci a studiare coi vecchi metodi.

E’ per questo che le persone abbandonano le tecniche di memoria dopo qualche tempo.

Memoria e metodo devono andare di pari passo

E’ per questi motivi che ti ho descritto che i corsi moderni e la psicologia della memoria non prendono in considerazione più di tanto questa tecnica del Memory Palace.

Questo è anche il motivo per cui 10 anni fa ho deciso di creare il Corso Base Gratuito MemoVia, proprio per andare oltre i vecchi metodi mnemonici.

I risultati puoi vederli nella pagina delle testimonianze.

Il Palazzo della memoria resta comunque una tecnica interessante e utilizzabile per alcune cose precise, per esempio per memorizzare discorsi e presentazioni. Perde tantissima efficacia quando si tratta di studiare dai libri, quando cioè non puoi prepararti in anticipo un discorso e devi rispondere “a braccio” alle domande del professore.

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