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Perfezionismo: il bias cognitivo peggiore che fa studiare piano e prendere voti bassi

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Per prima cosa devi capire se sei perfezionista

Partiamo da questo: le persone più ansiose sono perfezioniste.

Come fai a capire se hai un problema di perfezionismo? Gli indizi dei perfezionisti patologici, in realtà, sono un po’ di più. Vedi se ti suonano queste frasi:

  • Non riuscirò mai a farlo come dico io. Perciò che inizio a fare?
  • “Faccio tutto io”. Gli altri fanno troppo errori (che correggi)
  • “Io non faccio le cose bene, io le faccio benissimo!”. Non ti piace fare le cose “nella media”. Le critiche non ti piacciono e ribatti punto per punto.
  • Sei sempre puntuale o in anticipo
  • “Oggi non ho concluso niente”, anche se hai fatto un sacco di cose
  • Ci metti tempo a prendere decisioni anche semplici (es. cosa mangiare, cosa indossare); se poi sono argomenti in cui non ti senti abbastanza ferrato, le fai prendere agli altri
  • Ti porti appresso un sacco di cose (es. in vacanza) “Nel caso dovessi averne bisogno” Prendere “soltanto” tutto lo stretto indispensabile
  • Anche le cose che compri devono essere perfette
  • Se le cose vanno male nell’area a cui è legata la tua autostima (es. lo studio, il lavoro), stai malissimo
  • Se non sei certa di farcela alla grande, dici di no (es. non vai a dare l’esame)
  • Fai le cose solo con persone che sai essere perfezioniste come te
  • Le cose vanno fatte benissimo, seguendo alla lettera tutte le istruzioni. Anche se farlo è molto faticoso

“Mi sa che ho un problema col perfezionismo”

Se l’hai pensato, sappi che a tutti capita di esserlo a volte. Le difficoltà ce le abbiamo quando il perfezionismo è TROPPO. Ecco che arriva l’ansia.

perfezionismo

E’ tutt’altro che un’emozione negativa come spesso viene identificata, di fatto nessuna emozione è negativa, ogni emozione ha una sua specifica funzione.

Dunque è più giusto parlare di emozioni funzionali o disfunzionali rispetto alla situazione che stiamo vivendo.

Purtroppo però se cerchi su internet non trovi altro che articoli tipo “come sconfiggere l’ansia per sempre” e “eliminare l’ansia dalla tua vita”.

Anche questa mega guida è intitolata, in modo un po’ provocatorio, “come combattere l’ansia da esame”, ma tra poco vedremo che la prospettiva va un po’ modificata se vogliamo sopravvivere agli esami.

Certo in un periodo storico dominato da ansia e stress, pensare all’ansia come a qualcosa di addirittura utile alla vita risulta difficile.

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Ma se continuiamo a cercare soluzioni contro l’ansia come combatterla, distruggerla e roba simili, ci incasiniamo la vita e remiamo nella direzione completamente sbagliata!

Facciamo un passo indietro e pensiamo all’uomo primitivo: è stato grazie all’ansia che è riuscito a sopravvivere e a evolversi, permettendogli di fronteggiare pericoli o di fuggire da animali feroci.

Tutte le emozioni generano delle reazioni fisiologiche e nello specifico l’ansia ha lo scopo di aumentare la forza e l’energia, e in più di farti decidere più in fretta per prepararti ad affrontare al meglio il pericolo.

Si ma l’esame che c’entra? Mica il prof mi vuole uccidere. Un attimo di pazienza e capiamo tutto.

La perfezione esiste? Definiamola

La perfezione non esiste.

No, è inutile che protesti, la perfezione non esiste. Anche la Natura cambia, evolve, si trasforma e si adatta positivamente ai cambiamenti grazie alla spinta di piccole imperfezioni.

Quindi se sei una di quelle persone che pretende che tutto sia perfetto e ambisce a diventare perfetta, arrenditi all’evidenza e rilassati, ogni tanto!

La. Perfezione. Non. Esiste.

E il perfezionismo ti ucciderà.

Non sto scherzando: il perfezionismo è un’arma a doppio taglio che, portata all’estremo, ti può rovinare la vita.

Ma ci sono tante sfumature da considerare, ci sono molte cose che si possono fare per evitare di essere paralizzati dal perfezionismo, evitando di perdere tempo, opportunità, entusiasmo, sonno e anche la salute, a volte.

Andiamo con ordine, e cerchiamo di definire il perfezionismo e la sua funzione nell’esistenza di ciascuno di noi.

Definiamo il perfezionismo

1. In psichiatria, tendenza nevrotica (generalmente di tipo ossessivo) che impedisce sovente all’individuo di attuare cose relativamente semplici perché il suo narcisismo e la sua autocritica, unitamente a uno scarso senso della realtà, spostano costantemente tale attuazione verso obiettivi ideali irraggiungibili.

2. Con significato più generico, aspirazione a raggiungere, nel proprio lavoro o nella propria attività, una perfezione ideale non facilmente attuabile: il suo pefrezionismo è esasperante; la direttrice ci ossessiona con un perfezionismo d’altri tempi. (http://www.treccani.it/enciclopedia/perfezionismo/)

Allora, come vediamo, il Vocabolario Treccani distingue due sfumature di perfezionismo: la comunità scientifica estende ulteriormente queste sfumature e vedremo come.

C’è perfezionismo e perfezionismo, dicevamo, diverse sfumature e diversi modi di cercare la perfezione in noi e attorno a noi.

Continua a leggere per capire se il tuo essere “precisetti” ti aiuta o invece è un ostacolo per raggiungere i tuoi obiettivi e realizzare i tuoi sogni!

Caratteristiche del perfezionista

Scopri intanto se sei un perfezionista. Queste sono alcune caratteristiche perfezionistiche:

  1. Imposizione di standard irrealistici e sforzi per raggiungere questi standard
  2. Attenzione selettiva agli errori: si vede solo ciò che non va bene
  3. Gli errori sono interpretati come indicatori di fallimento e si crede che, a causa di essi, verrà persa la stima degli altri
  4. Ci si auto-valuta severamente e si ha la tendenza a pensare “o tutto o nulla”: i risultati possono essere solo un totale successo o un totale fallimento
  5. Dubbio sulla capacità di concludere correttamente un compito
  6. Tendenza a credere che gli altri abbiano aspettative elevate
  7. Timore delle critiche (sai quando non vai all’esame per paura che i tuoi colleghi ti giudichino? Eh, quello è il timore delle critiche)

Treccani parla del perfezionismo patologico, quello più estremo: quella tendenza ossessiva che sfocia nella malattia.

Aspirare alla perfezione per sé stessi e per gli altri porta certe persone ad ammalarsi: stress, oscillazioni dell’umore, ansia, depressione, disturbi ossessivi-compulsivi sono di solito le patologie associate a questo tipo di perfezionismo.

Quando pretendi da te stesso degli standard talmente elevati da essere impossibili da realizzare e hai un estremo bisogno di evitare i fallimenti altrimenti ti senti male, il tuo è un perfezionismo “cattivo”, che ti porta a vivere malissimo con te stesso e con gli altri.

Conseguenze del perfezionismo

Il perfezionismo estremo è una vera e propria zavorra che ti impedisce di volare: niente va mai bene davvero in quello che fai, non ti senti mai pronto ad affrontare il mondo che ti circonda e il giudizio degli altri.

Perciò, cercando di fare (e di essere) sempre meglio, resti bloccato, non ti metti mai alla prova.

Questa terribile “ansia da prestazione”, questa necessità di controllare che tutto sia perfetto, influenza la vita professionale a scuola e al lavoro, con la tendenza a rimandare e a non eseguire i compiti più complessi, e anche nella vita privata, impedendo di apprezzare gli altri per quello che sono, con tutti i loro pregi e i difetti.

La solitudine, la frustrazione, la rabbia possono prendere il sopravvento, quando pretendi l’impossibile.

Il perfezionismo esasperato, per esempio, è una delle caratteristiche del narcisista patologico, di cui abbiamo tracciato un profilo in alcune mega guide che trovi su MemoVia.

Il perfezionista tende a stabilire standard elevati, irragionevoli, praticamente irraggiungibili, perché al di sopra delle sue possibilità oggettive, e lo fa anche quando non ce n’è particolare bisogno.

Anche se la situazione non la richiede, cerca e pretende la perfezione.

Insomma, è una vita fatta di eccessiva severità verso te stesso, di una costante autocritica e di infelicità: perché se non sei mai soddisfatti di te, come puoi goderti ciò che hai e ciò che fai?

Se ogni volta che c’è da eseguire un compito, che sia prepararsi ad un esame universitario o un compito in classe, che sia preparare una relazione per il capo o una presentazione di un progetto, non ti senti mai pronto, temi di aver tralasciato qualcosa, leggi e rileggi, cancelli e riscrivi e questa preparazione non ha mai una fine, come puoi progredire?

Ti condanni all’ansia e all’immobilità.

I tipi di perfezionismo

Ci sono vari tipi di perfezionismo, definiti nel tempo in seguito a studi scientifici.

Autodiretto: quando gli standard impossibili vengono auto-imposti perché non si riesce ad accettare i propri errori. In caso di situazioni particolarmente negative, questo modo di fare può portare alla depressione.

Eterodiretto: è quando il livello irragionevole di perfezione viene imposto agli altri, pretendendo che si adeguino ai propri standard di comportamento. Chi vive questo tipo di perfezionismo può arrivare a provare una fortissima rabbia e avere difficoltà nel rapporto con gli altri.

Socialmente imposto: quando una persona, sbagliando, ritiene che gli altri abbiano aspettative molto alte nei suoi confronti e soprattutto pensa che soddisfare quelle aspettative è l’unico modo per essere accettata. Chi prova questi sentimenti di inadeguatezza spesso finisce per temere gli altri, essere irritabile e a volte anche depresso.

Quindi, abbiamo visto che c’è tanto tra l’essere normalmente “precisini” ed essere irragionevolmente perfezionisti.

Il perfezionismo buono e cattivo

Tutti noi abbiamo un normale livello di perfezionismo, quello che si può dire “buono”: la naturale aspirazione a volere fare le cose al nostro meglio, di migliorarci continuamente.

Sforzarci, lavorare sodo, impegnarci, ci dà soddisfazione, alimenta la nostra autostima. Quindi fa bene, ci spinge ad andare avanti, a crescere, a vivere in modo partecipe e con una “salutare ricerca di eccellere”.

Un perfezionista “normale” di solito è una persona piena di creatività ed entusiasmo, che trae soddisfazione e anche gioia dagli sforzi che fa, è una persona sicura di sé, che non pensa di doversi guadagnare l’amore e l’amicizia facendo colpo sulle persone, ma anzi al contrario crede che le persone ci accettino come siamo.

Non teme quindi il giudizio altrui e anzi, vede la critica e l’errore come un’occasione per imparare. Quindi un perfezionista di questo tipo non teme di essere visto come una persona vulnerabile.

Al contrario, quando la smania di perfezione diventa un’ossessione che incatena, emergono tre lati della personalità legati proprio al perfezionismo “cattivo”. Li ha indicati lo studioso Strober nel 1991 e sono:

  • Bassa ricerca della novità – il perfezionista, si cimenta in poche attività e solo in quelle in cui è sicuro di avere una performance perfetta.
  • Rifiuto eccessivo del danno – il perfezionista sente la necessità di evitare di apparire imperfetto; ciò può essere letto come il voler evitare critiche negative da parte di altri.
  • Dipendenza dalle ricompense – cioè la dipendenza dall’approvazione degli altri.

Senza andare a scomodare il perfezionismo patologico, quello che porta ad ammalarsi davvero, cerca di analizzare che tipo di perfezionista sei: accetti le critiche? Vivi il fallimento come occasione di crescita? Oppure hai un livello di pretese troppo alto e ti senti frustrato, poco sereno?

Se la ricerca della perfezione ti impedisce di muoverti, stai perdendo il tuo tempo e non hai ben chiare le tue priorità. La perfezione ti renderà infelice, nel lavoro e nella vita privata. Non sarai mai felice con quello che hai, e ti troverai a cercare continuamente qualcosa di meglio, qualcuno migliore, a revisionare continuamente il tuo lavoro finché non andrà bene e tutto questo senza fine.

Come un criceto nella ruota

Il perfezionismo ti impedirà di portare a termine i tuoi compiti, ti renderà lento finché non resterai completamente bloccato.

Hai idea di quanto questo atteggiamento può mettere a repentaglio la tua carriera?

Se non smetti mai di studiare un’esame perché non sei mai pronto come pretendi e non vai mai a darlo, i tuoi colleghi ti passeranno avanti, si laureeranno prima di te ed entreranno prima di te nel mondo del lavoro. Se ritarderai la consegna di una pratica perché pensi che non vada mai bene risulterai un lavoratore lento e inconcludente, rischiando di essere rimpiazzato da qualcuno che lavora in modo più intelligente e veloce.

La competizione nel mondo di oggi è troppa, per potersi permettere di passare ore a scrivere un’email o completare più lentamente degli altri lo stesso compito.

Il perfezionismo ti rende meno propenso ad accettare i rischi, impedendoti di crescere come imprenditore e di farti notare se aspiri a fare carriera, per esempio, e devia le priorità da ciò che è realmente importante, ovvero le relazioni che hai con te stesso e con gli altri.

Quindi per evitare di perdere il sonno, di strafarti di caffeina e zuccheri, di avere il cervello completamente prosciugato dalle abitudini ossessive su cui fai affidamento per andare avanti, e finalmente raggiungere gli obiettivi, concentrarti su ciò che davvero conta e non perdere energie ed opportunità, devi abbandonare il perfezionismo.

Devi imparare a controllare le aspettative eccessive e fare come molte persone di successo fanno: concentrarti sul risultato. Considera il tempo e le risorse disponibili. Fai che “rapido e semplice” siano i principi cardine del tuo personal branding. Goditi la vita.

Come uscire dalla palude del perfezionismo

Ci sono alcuni modi per uscire dalla palude in cui ti sei infilato con il tuo perfezionismo.

Il primo passo è renderti davvero conto che sei un perfezionista bloccato da questa smania della perfezione, di come questo ti stia influenzando negativamente: togliendoti autostima, allontanandoti dagli altri, penalizzandoti nello studio e nel lavoro. Guardati intorno: nella tua vita manca l’azione, il calore, l’obiettivo.

È anche importante provare ad focalizzare i fattori, individuali e sociali, presenti o passati, che possono aver influito sullo sviluppo e sul mantenimento di questi atteggiamenti perfezionistici.

Comincia ad essere meno severo con te stesso ed accettati per quello che sei, compresi i tuoi difetti. Perché sì, tu hai dei difetti, e anche essi contribuiscono a fare di te una persona unica e preziosa.

E una volta che capisci, ed accetti, la tua imperfezione, non è che finisce lì. Nessuno ti impedisce di lavorare su te stesso per migliorarli, quei “punti deboli”, nella sana prospettiva che migliorarsi non è sbagliato ma (ed è questo il punto cruciale) tenendo sempre presenti i tuoi limiti. Migliora per il piacere di imparare, fallo solo per te e non per compiacere gli altri.

Tieni presente che normalmente le persone ti accettano così come sei, pregi e difetti, pacchetto completo. Non hai bisogno di accontentare chissà quali pretese da parte tua. E contemporaneamente, comincia ad accettare il fatto che non si può piacere a tutti, che non esiste al mondo qualcuno che non sbaglia mai.

Non dimenticare di proiettare questa accettazione, questa benevolenza, anche nei confronti degli altri: pretendi meno da te e da chi hai accanto, apri gli occhi e guarda il mondo reale, senza i filtri del perfezionismo.

Liberati dalle catene

Liberati dalle catene che ti tengono bloccato dalla paura di sbagliare, di essere criticato, di fallire, e comincia liberandoti da tutte quelle abitudini e quei rituali che, se da una parte ti rassicurano, dall’altra alimentano il perfezionismo: smetti di controllare continuamente le tue prestazioni e la tua preparazione, smetti di fare infinite liste delle cose da fare, lascia un po’ di disordine sulla scrivania prima di lavorare, cambia routine (mangia cose diverse, cambia percorso prima di lavorare), smetti di ricontrollare mille volte il lavoro fatto e di modificarlo con la pretesa di renderlo perfetto (e di non finirlo mai, quindi).

E soprattutto, smetti di procrastinare: buttati, agisci, comincia quel lavoro, consegna quella relazione, siediti davanti al prof e sostieni l’esame. Vinci il timore di non essere abbastanza pronto per quel compito e accetta che potresti anche aver fatto degli errori e che da quelli potresti trarre delle lezioni per crescere e migliorare.

Il perfezionista si auto-impone troppe regole, che arrivano a soffocarlo perché diventa impossibile rispettarle tutte, condannandolo all’immobilità. Le troppe regole ti fanno innervosire, ti rendono frustrato e ansioso. E allora rompile, quelle regole. Cerca di liberarti dai “devo” e comincia a vivere seguendo le tue inclinazioni: dicendo “voglio”, innanzi tutto.

Quindi riassumendo:

1. accetta l’imperfezione: è movimento, è creatività, è azione, è vita.
2. accetta di perdere il controllo: prima ti convinci che non potrai controllare tutto, prima riprenderai a respirare e a muoverti. Smetterai di farti travolgere dagli eventi.
3. accetta di cominciare: bando al rimando. La ricerca della perfezione e quindi la paura di fallire, ti tengono al palo. Il mondo si muove e tu resti lì. Buttati, comincia, fai il primo passo.

Se vuoi realizzare i tuoi sogni devi accettare che non tutto andrà come lo immagini, come lo vuoi, come lo pretendi. Non illuderti che ogni tuo sforzo sarà automaticamente ripagato da un successo: è questo che ti blocca e in concreto ti condanna all’insuccesso. Quindi accetta che all’inizio tutto sarà fuorché perfetto, che sarai impacciato, farai errori da principiante. E sbaglierai, chissà quante altre volte, ma questo non giustifica il non fare!

Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono. (Aristotele)

Fai vedere che ci tieni:
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