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Studiare efficacemente, lavorare efficacemente, vivere efficacemente: fa bene l’efficientismo?

Studiare efficacemente, lavorare efficacemente, vivere efficacemente: fa bene l’efficientistmo?

Cosa c’entra lo studiare efficacemente col fatto se vivresti meglio in Giappone o in Costa Rica?

Questa sembra una domanda assurda, raccontiamo di cosa stiamo parlando.

L’efficientismo è quella necessità che alcuni di noi hanno, soprattutto i perfezionisti di noi, quelli un po’ ossessionati dallo studio o dal lavoro. Per fare le cose assolutamente fatte bene, per avere tutta una struttura della nostra giornata, eccetera.

Premetto non ho niente in contrario contro appunto la strutturazione della giornata, la routine giornaliera: la routine ci aiuta tantissimo. Ci fa fare più cose tutte insieme e ci fa sentire meglio, meno ansiati, più efficaci nel fare cose che altrimenti non saremmo riusciti a portare a termine.

Da un lato riuscire a fare le cose in un certo ordine, con un certo metodo, con delle sequenze nello studio e nel lavoro (quindi organizzarci la giornata) può essere effettivamente un aiuto. Dall’altro lato però un eccesso di questa organizzazione porta alcuni di noi a non essere mai soddisfatti di quello che facciamo.

Questo è il male dell’efficientismo.

Vivere efficacemente non è sinonimo di felicità

Per capire che studiare efficacemente deve essere fatto nella maniera giusta ed equilibrata, facciamo un esempio.

Noi conosciamo i giapponesi come persone estremamente ben organizzate. Sono famosi per la loro morale, per la loro etica del lavoro, tanto è vero che un giapponese in media ha 60 mila dollari l’anno di guadagno.

Uno direbbe “Probabilmente vivrei meglio in Giappone, perché questo mi darebbe la possibilità di guadagnare di più e quindi di e vedere più gratificati i miei sforzi lavorativi, di non penare per il denaro, quindi questo sicuramente mi farebbe bene”

Ma facciamo il raffronto con un abitante del Costa Rica. Qui il reddito medio è di 14 mila dollari l’anno, non è tantissimo se ci pensi. Il costo della vita (e di una vacanza) in Costa Rica è sicuramente molto più accessibile! Ma non è questa la cosa che ci interessa in questa sede.

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Il fatto è che quando si vanno a vedere i sondaggi, quando si va a parlare con le persone che vivono nel posto, si scopre che… la soddisfazione di vita, nonostante la povertà, nonostante le difficoltà economiche, tende a essere spesso molto più elevata in posti dove il reddito pro-capite annuo è più basso.

Mi stai dicendo che per essere felice dovrei guadagnare meno?

Questa cosa è contro intuitiva: ci sono fior fior di ricerche che dicono che all’aumentare del reddito pro-capite non necessariamente aumenta anche il grado di felicità.

In realtà  secondo le ricerche degli ultimi anni si è visto appunto che questo reddito deve aumentare fino a un tot, quindi la media è di 70-75 mila dollari l’anno, oltre il quale il grado di felicità non aumenta.

Quindi è come dire che un abitante della Danimarca, che vede tutti i servizi che funzionano intorno a sé, ha un costo della vita abbastanza elevato, però in compenso anche un buon tenore di vita (può permettersi diciamo quasi tutto quello che vuole)…

Ebbene tale abitante aumenta la propria felicità e soddisfazione di vita fino a quando si raggiunge una media di circa 70-75mila dollari l’anno. Oltre quello la soddisfazione di vita tende addirittura a diminuire

Quindi è come dire che la virtù sta nel mezzo: non bisognerebbe né guadagnare troppo né guadagnare troppo poco.

Studiare efficacemente e super organizzati è un pregio?

Ma cosa c’entra questo con l’efficientismo? In teoria l’efficientismo significa fare tante cose tutte insieme e volerle fare come dicevamo secondo un ordine prestabilito.

Precisiamo: non sempre si può o si vuole seguire il detto “lavora per vivere non vivere per lavorare”. Si in effetti è un’esagerazione sia l’efficientismo, sia il pensiero che si possa prendere tutto con leggerezza e con filosofia.

Appunto non con queste frasi motivazionali che poi in realtà  sono dei detti che possono andare bene in situazioni di calma, cioè quando siamo in vacanza.

Poi però torno nella vita reale e vita quotidiana di tutti i giorni e tutti questi motti rivelano la loro vacuità, saltano perché la vita quotidiana ha delle richieste (un esame, il lavoro, le bollette da pagare).

E’ molto facile parlare in termini filosofici quando poi in realtà, nella pratica questo non può funzionare. Perché ci scontriamo contro le richieste della nostra vita quotidiana.

L’efficientismo forse fa male solo nella nostra cultura

Soprattutto in culture dove il possedere la carriera, il sistema scolastico e universitario hanno delle pretese fortissime nei nostri confronti, a cui non ci possiamo sottrarre, e ci costringono a fare cose ogni giorno (per fare un esempio, quanto è dura tutte le mattine prendere la metropolitana o la macchina per andare all’università piuttosto che a lavoro?)

In teoria, sia per lavorare sia per studiare efficacemente, sarebbe meglio fare meno cose, per essere più soddisfatti delle cose che si fanno. E il nostro cervello ci chiede in qualche momento di fare un po’ come le formiche: cioè di non esagerare, di non aumentare troppo la quantità  di cose da fare e l’organizzazione delle cose da fare, perché quando questo si verifica si ha un effetto hangover.

L’effetto Hangover di chi vuole sempre studiare efficacemente

Hangover significa “dopo sbronza”. E’ come dire che io mi sento benissimo mentre faccio un sacco di cose, organizzo la mia giornata, porto a termine un sacco di impegni.
Ma poi a fine giornata o il giorno dopo o nei giorni successivi mi troverò affaticato/affaticata nello studio e nel lavoro, non ce la farò a portarli avanti proprio perché ho esagerato nell’organizzazione e quindi nello sforzo cognitivo nei giorni precedenti

I limiti imposti dal cervello spesso sono reali. Quando noi ci sottoponiamo a delle “spinte” dovute appunto a questo efficientismo succede che:

  • non facciamo altro durante la giornata, facciamo solo quello
  • stabiliamo poche relazioni
  • abbiamo un sonno irregolare
  • siamo ossessionati dallo studio e dall’esame che dobbiamo preparare
  • ci riempiamo la testa di tutti i procedimenti che dobbiamo fare (leggere, riassumere, ripetere, schematizzare) per quel determinato esame

Siamo caduti vittima dell’efficientismo. In un certo senso ci deprimiamo, cioè il cervello ci dà  un segnale chiarissimo, ci dice:

guarda fermati un po’ perché stai facendo troppo

Ma uno non dovrebbe vivere con delle regole e un certo ordine?

Ho letto tanti libri, ce ne sono anche alcuni che consigliano di fare un po’ tutto come fanno i Marines, con una certa rigidità e un efficientismo che a loro è richiesto, perché la strutturazione della loro vita lo richiede.

In tutto questo però è come dire:

Io farò tutto quello che è necessario, qualunque costo abbia

Quel qualunque costo ha un costo molto elevato! Quando noi forziamo il corpo e la testa, ci forziamo psico-fisicamente tramite delle tecniche, diventiamo schiavi.

E’ un’idiozia perché diventiamo schiavi delle tecniche e delle regole che ci siamo messi.

Dal punto di vista socio-economico questo bisogno di fare sempre di più, di essere sempre al meglio, di guadagnare di più, di prendere voti più alti, di fare più in fretta, ecc. diventa una sorta di sfruttamento.

Il nostro corpo e la nostra testa vengono sfruttati, l’efficientismo stesso ha dei costi enormi dal punto di vista psicofisico

Fai quello che puoi con quello che hai

Prima indicazione per studiare efficacemente: non cercare di avere di più, cioè non spingere troppo sull’acceleratore per arrivare a livelli insperabili di guadagno, salute, successo.
Perché questo ti richiederà un efficientismo appunto che si tramuta facilmente in richieste psicofisiche eccessive

Seconda regola è non arrenderti.
Sembra una frase scontata e banale, ma non arrendersi significa che quando ci troviamo di fronte a una situazione un po’ sgradevole e faticosa nello studio e nel lavoro, tendiamo ad assumere due stili di comportamento:

  1. ti rammollisci come una patata bollita. Cioè nel momento in cui tu cerchi di organizzare tutto e ti scontri con qualcosa che potenzialmente potrebbe non andare come desideri, sottoposto a queste pressioni del mondo ti disperi e ti arrendi, perché non ce la fai a lavorare così sotto pressione.
  2. ti indurisci come un uovo sodo. Ti impegni troppo, sostieni che resisterai, sei più forte e magari usando le giuste tecniche e strategie avrai il risultato. Quando invece dovresti solo staccare per un po’.

Il distacco dalla realtà e da noi stessi

Entrambe queste cose portano ovviamente il risultato che ci si stacca dalla realtà o da noi stessi e dai nostri bisogni psicofisici. Non sentiamo più e non riconosciamo più quello che sentiamo, arriviamo all’estremo e poi ci vengono anche sensi di colpa. La concentrazione è limitata e il cervello è più impegnato a tentare di tenere sotto controllo tutto (compreso il risultato finale) che sullo studio vero e proprio.

Soprattutto quando forziamo troppo la mano e ci blocchiamo per un po’ di tempo, subito dopo riprendiamo con frenesia, il nostro super-io fortissimo ci rimette al lavoro senza sosta, fin quando saremo di nuovo stravolti. Infatti questo continuo altalenare non è garanzia né di raggiungere il risultato né della della resistenza nel lungo periodo.

In aggiunta potrebbero esserci dei danni anche dal punto di vista emotivo: uno non ce la fa più inizia a disperarsi. E’ per questo che dico spesso che è una buona idea evitare per quanto possibile gli obiettivi di lungo periodo.

Gli obiettivi ti aiutano a studiare efficacemente e bene?

So che anche questa cosa richiede una precisazione perché quando si parla di obiettivi un sacco di gente si crea uno schema mentale di ciò che vuole raggiungere:
quando esattamente vogliono dare gli esami, quante pagine studiare al giorno, eccetera).
E addirittura fa roba tipo le visualizzazioni per convincersi che ce la farà.

Gli obiettivi di lungo periodo sono come una vetta.
Solo che nel caso dello scalatore la vetta può anche andare bene perché uno immagina che deve arrivarci e quindi si mette l’obiettivo e prima o poi la raggiungerà. Nel caso dello studente nasce dell’ansia: il cervello dice

Sì ho capito cosa voglio, ma cosa potrebbe andare storto nel lungo periodo che potrebbe impedirmi di raggiungere quello che desidero?

E reagisce con l’unica cosa che fa il cervello quando si trova in una situazione di incertezza: si ansia.
La maggior quantità di ansie che hanno gli studenti per esempio quando si mettono a preparare un grosso esame o 2-3 esami contemporaneamente, deriva proprio dal fatto che si sono messi l’obiettivo di lungo periodo troppo cadenzato dal punto di vista dei giorni, delle ore, delle pagine.

Non sto neanche dicendo che non si debbano in assoluto mettere gli obiettivi. E’ ovvio che in alcuni momenti della nostra vita questi obiettivi sono necessari: uno si prefigge di fare delle cose perché vuole raggiungerle, perché le desidera.
Ma ciò non significa che tu debba vivere tutta la tua vita e organizzare tutte le tue giornate in funzione di quegli obiettivi, altrimenti avrai l’ansia che ti impedisce di funzionare.

Per studiare efficacemente rispetta i limiti fisici

Nel momento in cui non mi rassegno ai limiti fisici e mentali (ad esempio, studio 12 ore di fila per settimane), dopo pochi giorni questa continua richiesta di energia che viene fatta al nostro corpo viene scaricata su altre parti:

  • rabbia contro il prof, il libro, l’esame, il mondo
  • perfezinismo, fretta di finire, turbamento di fronte a eventuali imprevisti
  • lamentosità coi colleghi, ansia, pessimismo
  • sensi di colpa per non aver superato l’esame, non aver guadagnato abbastanza, non aver preso la promozione, non avercela fatta a portare a termine qualcosa (infatti ricomincio a sforzarmi di superare il limite fisico)
  • tentativi di cambiare le cose (perché perché siccome non possiamo accettare il nostro limite interiore iniziamo a non accettare i limiti esteriori)

Non è solo uno spreco di energie che dovresti usare per studiare efficacemente, è una guerra che non possiamo vincere.
Perché in realtà non abbiamo stimato bene le nostre forze, come un comandante che porta i suoi soldati in guerra e li fa combattere 10 contro 100.

Lo svegliarsi presto fa parte anche esso dell’efficientismo. Tutte quelle teorie per cui ti dovresti alzare alle 4 di mattina perché entro le 6 così hai fatto tutto e nel silenzio raddoppi le cose che ci riesci a fare. Nel lungo periodo il tuo corpo non regge.

Se ci pensi, questo esempio ha un forte parallelo nello studio:

  • molti studenti notano un fortissimo entusiasmo all’inizio dello studio, che poi decresce verso la fine o verso già la metà della preparazione dell’esame. Si ha la sensazione che l’esame non finisce più.
  • altri fanno il “cumulo” degli esami, stabiliscono cioè di darne 3 di questa sessione, 2 nella prossima sessione, 4 nell’ultima sessione e così via, fino a laurearsi perfettamente in corso. Tutto ciò è solo immaginato, è tutto teorico e come dicevamo prima non rispetta né i limiti né la realtà.

Come fare a risolverla una volta per tutte?

Il mio consiglio per studiare efficacemente davvero è di procedere a piccoli passi perché questi piccoli obiettivi giornalieri (e misurabili) danno quello che Tony Robbins definisce “momentum”.
L’emozione positiva che ci porta a dire:

Ce la posso fare! Ho fatto un passo quindi faccio il successivo e poi faccio il successivo e poi il successivo e alla fine della giornata mi ritroverò che effettivamente ho fatto cinquanta pagine!

Se io invece mi metto l’obiettivo settimanale, cioè che entro la fine della settimana devo fare 350 pagine, nota che le pagine giornaliere sono le stesse…
Eppure fino alla fine della settimana non avrò quel quell’emozione piacevole che sentirei se mi mettessi piccoli giornalieri.

I micro-successi spingono il mio corpo e la mia mente ad andare avanti, perché mi sento efficiente ed efficace, sento di potercela fare a raggiungere il risultato, sono più invogliato a continuare, mi dico:

Ce l’ho fatta adesso, ce la posso fare anche ad andare avanti

Ricorda il segnale:
se ti rendi conto che a un certo punto stai provando emozioni spiacevoli quando inizi a studiare (ti stai arrabbiando col mondo esterno, col professore, col libro, hai frustrazione e forte ansia, hai sensi di colpa, eccetera), fai attenzione:
quello è un chiaro segnale che non hai ascoltato i tuoi limiti interni.

La regola principale per studiare efficacemente è metterti obiettivi più piccoli e giornalieri.

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