Non ho voglia di studiare (e ho ragione a non averla)

non ho voglia di studiare

Non ho voglia di studiare perché ho il mondo contro

Tutti almeno una volta A SETTIMANA diciamo non ho voglia di studiare.

E’ talmente “normale” che io ormai lo do per scontato. Quando incontriamo i nostri colleghi all’Università c’è una specie di sottofondo, una musichetta triste, di persone che anziché in biblioteca vanno al patibolo. E vorrebbero stare altrove.

Certo, possiamo dire anche questo questo:

  • Il sistema di valutazione scolastico e universitario non insegna come motivarsi a studiare… anzi!
  • i libri fanno schifo, sono spesso scritti in modo incomprensibile
  • ci sono cose molto più divertenti da fare che studiare Diritto Commerciale
  • vedere quel mattone sulla scrivania ti da la nausea
  • hai paura del prof

Su queste cose siamo tutti d’accordo.

Premettiamo che il sistema di valutazione non è perfetto e contribuisce alla voglia di studiare zero, ma è l’unico possibile in questo momento storico.

Il prof non è neanche un animale, solo che non può divincolarsi dal sistema universitario, di cui è dipendente, e non può certo adottare un sistema di valutazione tutto suo, più equo.

Ti sto dicendo che studiare non è una passeggiata. E’ un privilegio che paghi con un grosso impegno. Dobbiamo giocare con le regole imposte purtroppo.

E’ uno dei motivi per cui ho creato il Corso Base Gratuito MemoVia: dare la possibilità a tutti gli studenti d’Italia di cambiare il loro modo di vivere l’apprendimento, senza dover pagare costosissimi videocorsi e corsi di memoria e simili.

Perciò sappi che possiamo creare delle nostre regole per arrivare a fine percorso senza avere 10 esami giganti arretrati.

Ed eccole, queste regole anti-abbandono.

Regola 0: studiare è una schifezza, se ti metti nelle condizioni perché lo sia

Senti, già studiare fa abbastanza schifo, a seconda del libro e della materia. Almeno rendiamoci le cose più facili possibili che dici?

Per intenderci: preferisci studiare in una latrina sporca e puzzolente, o in una stanza pulita?

Ecco, non voglio dire che devi rendere il tuo ambiente perfetto, ma almeno metterti nella condizione di dire “ok, mi metto a studiare ma ho le mie abitudini, le cose che mi piacciono intorno, non è poi così male”

Ti consiglio di fare attenzione a:

1. Tempo: studiare non deve essere una tortura

Una buona sessione di studio dura generalmente tra un’ora e mezza e quattro ore, sparse lungo tutta la giornata mentre due ore è il tempo dedicato dalla maggior parte degli studenti.

Se la tua sessione dura più di un’ora, ricordati di introdurre un lungo break ogni ora per ricaricarti.

Se decidi di studiare più di 4 ore in un giorno, meglio dividerle in tronconi di due ore ciascuno e fare una pausa più lunga tra essi.

2. Spazio: più stai scomodo, più dirai “non ho voglia di studiare”

Assicurati di avere uno spazio che favorisca lo studio, con poche distrazioni e abbastanza spazio per sistemare il tuo materiale di studio.

Il giusto ambiente, in cui ti senti a tuo agio, renderà la sessione più produttiva. Io per esempio adoro i bar e le biblioteche.

3. Obiettivi: meno sai cosa fare esattamente, più cazzeggi

Stabilisci degli obiettivi per ciascuna sessione di studio: possono essere un tot di pagine, di capitoli, un gruppo di problemi, un test di prova, una simulazione, ecc.

Una buona sessione è quella in cui, al termine, avrai raggiunto l’obiettivo che hai stabilito all’inizio, quella in cui hai davvero capito ciò che hai letto.

4. Sostentamento: evitiamo di alzarci ogni 3 minuti per mangiare/bere

Avere cibo e bevande a portata di mano serve a tenere alto il livello di zuccheri nel sangue, ovvero ciò che ti serve per restare concentrato, e a “rifornirti” con molta acqua, indispensabile per funzionare bene.

Regola uno: ascolta le tue esigenze, ma non rimanere indietro con gli esami

Passiamo un terzo della nostra vita a studiare e lavorare. Facciamo cose, abbiamo scadenze, stiamo con persone, ci valutano e ci dicono cosa fare.

Se siamo dei perfezionisti, ancora di più. E ti assicuro che il perfezionismo non ti abbandonerà mai, perché è una delle caratteristiche di personalità più stabili dell’essere umano.

Se ti piace quello che studi, alla fine va anche bene. E se non ti piace quello che fai, in ogni caso ti tocca sforzarti, magari per ambire a qualcosa di meglio.

Il fatto è che non si può essere SEMPRE al top, sempre bravi, affidabili, produttivi.

A quel punto alcuni ti diranno che è una questione di motivazione/stipendio/capacità, eccetera. Questo all’università non vale, zero stipendio e anzi, un sacco di tasse sempre più alte.

Altri (e mi ci metto in mezzo) che siamo persone e abbiamo DIRITTO di NON essere perfetti.

Una delusione d’amore è l’esempio giusto per capire come trovare la voglia di studiare

Mi spiego con degli esempi di vita:

Dopo una delusione d’amore, un problema in famiglia, un lutto, un problema di salute, secondo me è giusto non essere produttivi. Non studiare, non lavorare bene. Pazienza.

E se stai male, le persone che hai intorno ti devono capire e aiutare, non col fine di farti ricominciare a produrre il prima possibile. Perciò non lo farò neanche io.

MA…

Queste non devono essere scuse. Prenditi l’abitudine di pensare a te come a una persona che non molla poco prima dell’esame, qualunque cosa accada.

Prenditi l’impegno, prendilo con te stessa, di non essere una di quelle che una settimana prima se la fa addosso e rimanda. Rimanda perché ha problemi col partner, in estate fa caldo, la sorellina si è rotta una gamba, “troppi impegni, il tirocinio, non ho tempo di studiare”.

Manda il messaggio al tuo cervello che tu non sei così. Che tu porti a termine quello che inizi, nonostante gli imprevisti e la fatica, e non si fa fregare dalla paura, soprattutto se hai studiato.

Se non ho voglia di studiare e mi forzo, non ottengo nulla

Qua non è questione di come farsi venire voglia di studiare, ma di abitudine a rispettarsi e vedersi in un certo modo.

Fallo, portalo a termine cacchio. Anche se è tosto.

Perché poi altrimenti ti guardi indietro e dici: “Stavo per laurearmi e non sono riuscito”.

Puoi essere felice quanto vuoi, realizzato, ricco, ma quella resta una macchia, qualcosa che non hai raggiunto, e purtroppo per noi gli esami (soprattutto quelli grossi) e il voto di laurea hanno nella nostra testa un grande valore simbolico, anche quando non ce ne accorgiamo.

Regola due: farsi venire la voglia di studiare e andare comunque all’esame potrebbe non essere una buona strategia

Ok, ora hai studiato fino alla fine, fino al giorno prima. E fin qui nessun problema, vedrai che all’esame renderai abbastanza e ti porterai a casa un bel voto, salvo imprevisti e sfighe (che sono sempre in agguato).

Altra possibilità: NON hai studiato abbastanza. Ti valuti obiettivamente e la tua preparazione NON è sufficiente, neanche essendo teneri con se stessi.

Diciamo che in questo caso forzarti un po’ ad andare a sostenere comunque l’esame potrebbe darti diversi vantaggi:

  • anche se non lo passi, sapere esattamente quali domande il prof chiede più spesso e su quali argomenti è meglio prepararti
  • farti forza e coraggio con gli altri che sono lì come te, e magari averne qualche notizia e frase rassicurante
  • avere un po’ di fortuna, capitare nel giorno in cui il prof è di buonumore e ti chiede poco, o è largo di voti, ho ti chiede proprio quello che ti piace di più o hai studiato meglio.

Eppure sarebbe ingenuo sostenere che andare all’esame ti porterebbe solo cose positive, come avere voglia di studiare per finire quello che hai iniziato.

Come trovare la voglia di studiare e sostenere l’esame a forza potrebbe essere una pessima idea.

Soprattutto se fai parte del terzo gruppo, quello dei perfezionisti, sei di fronte a una situazione potenzialmente pericolosa, sul serio.

Immagina infatti di studiare solo una parte del programma, o le domande più chieste dal professore.

Poi arrivi davanti a lui, ti fa una domanda strana e… BOOM. Sei nel buio totale. Arrosisci, sudi freddo e ti rendi improvvisamente conto che forse hai fatto una cavolata a non studiare bene.

Potresti vivere la bocciatura come un fallimento e una brutta botta al tuo senso di autoefficacia. Cosa non buona e che spesso porta a frustrazioni, ansie, lacrime e soprattutto blocchi che possono durare diversi mesi.

Quindi valutati bene, con sincerità e in modo obiettivo. Fatti aiutare dalla nella valutazione da un collega che ha già dato l’esame o lo sta preparando come te. Vedi a che punto sei. Se la preparazione non è davvero sufficiente e sei una persona perfezionista, non andare all’esame.

Tuttavia, siccome il tuo esame verosimilmente non è domani, siamo ancora in tempo per la terza regola.

Regola tre: ricomincia a studiare, ma non concentrarti troppo sulla memorizzazione

Un’ora al giorno, poi due, poi tre, devi riuscire a studiare e funzionare nonostante l’ansia.

Proprio nelle due settimane prima dell’esame, tira su le antenne e renditi conto se stai iniziando a rallentare, dubitare e procrastinare. E’ lì che aumentano le ricerche disperate di come studiare se non si ha voglia.

Passettin passettino continua a studiare, cerca di mantenere lo stesso ritmo dei giorni precedenti. In questi giorni ti giochi davvero tutto.

E se fino a ieri hai poltrito un po’… anche in questo caso ti giochi tutto.

La verità è che ci mettiamo in moto davvero a pochi giorni dall’esame. Prima, spesso, ce la prendiamo comoda.

La paura, dall’altro lato, funziona ma ti blocca. E forzarsi, o autoflagellarsi se non ce la fai, non funziona affatto.

Tipo fare qualcosa di imbarazzante in pubblico, o avere una penale economica… sono americanate che ovviamente non farai mai, anche se l’esame non lo dai. Lo hai fatto per una vita in fondo no, di autoflagellarti?

Non ho voglia di studiare perciò… esagero

Questa è l’unica Guida, e l’unica situazione, in cui ti darò il consiglio che segue.

Fai le maratone di studio.

Non si fanno mai, sono controproducenti nel 90% dei casi. Ma stavolta no.

Ti sei grattato la pancia per un mese? Ora per 2 settimane ti fai un sedere così, studi tutto il giorno e questo esame lo dai eccome!

Però fai molta attenzione. Uno può mettersi sotto seriamente, essere portato per la materia e bravo a memorizzare quanto vuole, ma studiare davvero non è la stessa cosa.

Memorizzare ti spinge a voler sapere a perfezione e alla lettera tutti i dettagli, e ti fa ripiombare nel guaio dell’eccessivo perfezionismo di cui parlavamo prima. E siccome il tempo è poco, non ce la fai e.. rimandi.

In pratica dici “Non ho memorizzato tutto, rimando al prossimo appello universitario”. E siamo punto e a capo.

Regola quattro: per ritrovare motivazione nello studio cambia modo di studiare in maniera radicale

Memorizzare è una cosa, studiare è diverso. E’ capire a fondo, mettere la conoscenza in rete e saperla condividere col professore per mostrargli la tua preparazione.

E’ quello che insegno a tutti gli allievi del Corso Base Gratuito MemoVia.

Memorizzare non è studiare. Il metodo universitario che usiamo è sbagliato perché:

  1. si basa sulle stesse cose di sempre (organizzare, leggere e rileggere, sottolineare le parole chiave, fare schemi, mappe, usare mnemotecniche)
  2. e le usa in modo vecchio e contrario al funzionamento del cervello.

Bisogna rivoluzionarlo. Fare tutto in modo diverso, o almeno iniziare a cambiare i procedimenti “classici”.

Scegli tu tra le due strade. Certo è che se resti come sei, potresti continuare a dire “Non ho più voglia di studiare” credendo che sia appunto un problema di motivazione e non di perfezionismo o paura.

E questa tendenza, non considerata e corretta adeguatamente, ti porterà a rimandare quasi di sicuro il prossimo esame.

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